Solo il PRI provò ad aiutare la Massoneria

Ricordate cos’è il ‘paralogismo’? È un sillogismo falsato dal doppio significato che può assumere il termine medio. Ad esempio: “l’aria è un pezzo di musica vocale; l’atmosfera è composta di aria; quindi l’atmosfera è composta di un pezzo di musica vocale” In altre parole, la formazione di un paralogismo può essere determinata dal duplice significato, dall’ambiguità del termine su cui si forma il ragionamento.

Ha osservato Augusto Comba, docente di Storia del Risorgimento all’Università di Torino: «In Italia la mancanza di una legge sulle associazioni fa sì che l’espressione ‘massoneria’ risulti […] gravemente ambigua. E anche l’espressione ‘massoneria deviata’, che è stata coniata negli anni scorsi per ovviare all’inconveniente, aumenta la confusione. Perché, ad esempio, un gruppo di ‘consigliori’ che assume per i suoi fini le mentite spoglie di una loggia massonica, non è deviato per niente: segue puntualmente la via del mal fare in ragione della quale si è costituito.
D’altra parte la mancanza della legge suddetta non consente a giuristi e magistrati di chiamare altrimenti la ‘Massoneria’ quella ingannevole sommatoria di gruppi diversi – e, secondo criteri essenziali, quali la legittimità, la storicità, l’osservanza dei principi di garanzia morale, del tutto opposti – di cui si è detto.
Quindi l’uso del […] ‘paralogismo’ è tanto più inevitabile e, diciamo, obbligatorio, quanto più il discorso dell’uomo di legge che tratta questioni attinenti la massoneria è rigoroso». Quello che sta accadendo in questi ultimi mesi (Nicola Morra è solo l’ultimo di una serie di episodi), rende di nuovo urgente una iniziativa in questo senso. Che pure si sentò di approntare.

A Londra si sono festeggiati i 300 anni con il Duca di Kent, il Gran Maestro

Era il 1992. Novembre. Si pose la questione nel Congresso del Partito Repubblicano Italiano che quell’anno si fece a Massa. Due repubblicani-massoni (Paolo Ungari e appunto Augusto Comba) proposero un ordine del giorno che invitava il Partito a presentare in parlamento una legge sulle associazioni, come quella che esiste in Francia dal 1901. Ebbero la parola alle 21.30. In sala vi erano sette congressisti (tra cui Giovanni Ferrara, editorialista di Repubblica e zio di Giuliano). L’o.d.g. fu approvato all’unanimità.