Brexit: gli scenari politici ed economici…

Molto inglese è la nebbia con cui gli inglesi avvolgono il nome del loro Paese. Lo nota Lucio Caracciolo nell’ultimo numero di Limes tutto dedicato alla Questione Britannica. «Scrivendo nel 1941 sotto le bombe tedesche un insuperato saggio sull’identità inglese, George Orwell snocciolava sei modi di chiamare ‘le nostre isole’: “England, Britain, Great Britain, the British Isles, the United Kingdom and, in very exalted moments, Albion». Ogni differenza è però destinata a scomparire quando due britannici, di qualsiasi specie, incontrassero un europeo.
Già David Hume, “scettico filosofo scozzese che estendeva il dubbio anche all’identità personale”, lo notava

Gli Inglesi, tra tutti i popoli dell’universo, hanno il carattere nazionale meno spiccato; salvo che proprio questa singolarità non possa passare per tale

Mette ordine Winston Churchill, e sono parole di stretta identità geopolitica. Perché va bene tutto, ma la nebbia a un certo punto deve lasciare il posto a qualcosa

C’è una parola dimenticata – anzi, quasi proibita – una parola che per me vale più di qualsiasi altra. Quella parola è Inghilterra

Il Referendum del 2016, David Cameron, Theresa May, ma soprattutto 3 anni di negoziati logoranti e continui rinvii hanno precipitato il Paese nell’incertezza. Quanto pesante per l’economia Inglese? Lo abbiamo chiesto a Marco Peronaci, inviato speciale della Brexit per la Farnesina, anche a partire da un titolo abbastanza audace su Il Foglio oggi in edicola.

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