Se Salvini ha sfilato soldi ai russi è un genio

Il motivo per il quale l’Unione sovietica ha finanziato per anni i partiti comunisti occidentali è dovuto alla affiliazione di quei soggetti all’internazionale comunista. Attraverso l’Internazionale il partito comunista russo poteva controllare ed indirizzare i gruppi dirigenti dei partiti degli altri paesi, insieme alle politiche che dovevano predisporre. La cassa era a Mosca perché anche la testa era a Mosca, il ruolo degli altri partiti comunisti era solo gregario. Per capire il livello di interdipendenza basta guardare il partito comunista francese, filo nazista quando i tedeschi entrano a Parigi, era in vigore il patto Ribbentrop Molotov, antifascista subito dopo l’aggressione tedesca alla Russia. Tutta la struttura organizzativa dell’Internazionale è dunque costituita come un unico centro operativo, per cui è logica naturale che i partiti affiliati ne venissero finanziati. È vero che il partito comunista italiano mostra una certa autonomia sulle scelte di politica interna, ad esempio la svolta di Salerno, non rientra nell’ortodossia del Comintern, ma Togliatti godeva di un rapporto privilegiato con Stalin. Stalin si fidava solo di Togliatti, che pure, quando venne indicato per un incarico stabile a Mosca, si fece subito definire dal partito italiano insostituibile. In linea di massima la possibilità di deterrenza del partito comunista sovietico verso i suoi finanziati era blindata, se sgarravi venivi eliminato. Al di là della cortina di ferro finivi la carriera politica e salvavi la vita, al di qua, vedi Nagy, manco quella. Alla luce della storia dei finanziamenti dati dall’Urss ai partiti dell’internazionale, delle condizioni che vigevano fra quei partiti, del retroterra ideologico e di appartenenza che ne contraddistinguevano i leader, e soprattutto delle possibilità sovietiche di ingerire in paesi terzi, se Salvini ha preso dei rubli da Putin, cioè a qualcuno che è stato parte di quel rigido sistema di finanziamento, è un genio.

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