«Una buona politica ci aiuterà a uscire dalla crisi morale»

È diventata ormai prassi raccontare qualsiasi fisiologia a partire dalla sua patologia. Per cui è difficile, sempre, raccontare qualcosa. E questo non è nemmeno il problema maggiore. Perché infatti alla fine dei fatti quello che mancano sono le istituzioni che sono lì, di cui ti fidi, di cui sai che hanno grande tradizione, rispetto, memoria.

«Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me» (Immanuel Kant)

Non è più così perché è difficile rimanere puliti. Gli scandali dei partiti sono all’ordine del giorno. La chiesa cattolica sta subito dopo. Il mondo dell’Università ha perso da tempo la sua incorruttibilità e l’aurora autenticamente sacrale di cui era rivestito. E adesso anche la Magistratura.

Una crisi morale che corrompe tutto quello che tocca e che non risparmia nessun settore umano, dalla cultura, all’economia, dallo spettacolo allo sport. Basta che ci sia del denaro e tutto si corrompe. Calcio, ciclismo. Non ci fidiamo più degli assistenti sociali, degli psicologi, dei testimoni di Geova, dei medici, degli infermieri, dei giornalisti. Nemmeno il mondo del volontariato è immune.

L’indignazione è in servizio permanente, quotidiano, in genere sui social. È un impegno, quasi un lavoro. Ci sono professionisti che si indignano. Ma sempre per gli altri, mai per sé.

Ma come può la politica, soprattutto, in un clima così, recuperare dignità e credibilità? E, soprattutto, è sufficiente, per essere bravi politici, bravi amministratori, essere ‘onesti’ come oggi qualcuno ci vorrebbe far credere? Lo abbiamo chiesto a Corrado De Rinaldis Saponaro, segretario nazionale del PRI.

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