Italia maglia nera d’Europa

In realtà non ci sono grandi novità. I giornali oggi si inseguono a chi fa il titolo più originale, ma la sostanza è questa: l’Italia è maglia nera per l’Ue. Il problema è la crescita, questo dicono oggi i dati Eurostat. Ed è il nodo centrale, perché se ci fosse motore, tutto le altre croniche criticità potremmo lasciarcele dietro, debito incluso. Ora, è vero che abbiamo superato la “recessione tecnica”, ma il dato dello 0,1% relativo a quest’anno (con una previsione dello 0,7%) decisamente non fa ben sperare. Il settore trainante in particolare, il manifatturiero, non ce la fa, mentre chi ci dà una mano è l’Inghilterra, che ci traina un po’ le vendite all’estero. La stima di crescita dell’Ue è prevista per il 2020 all’1,5%, con la Germania in difficoltà e Malta che è un po’ la sorpresa.

Interessante confrontare la situazione con i dati che oggi ci offre l’Istat sulla produzione industriale. A maggio 2019 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,9% rispetto ad aprile. Nella media del trimestre marzo-maggio, il livello destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale sostenuto per i beni strumentali (+1,9%) e un più modesto incremento per i beni di consumo (+0,9%) e i beni intermedi (+0,6%), mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,1%).

Corretto per gli effetti di calendario, a maggio 2019 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,7% (i giorni lavorativi sono stati 22, come a maggio 2018).

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a maggio 2019 una moderata crescita tendenziale esclusivamente per i beni di consumo (+0,7%); al contrario, diminuzioni contraddistinguono i beni intermedi (-1,7%) e in misura più contenuta i beni strumentali (-0,8%) e l’energia (-0,5%).

I settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, bevande e tabacco e le altre industrie (+2,8% per entrambi i settori), la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,4%). Le flessioni più ampie si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-4,9%), nell’industria del legno, carta e stampa (-3,7%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-3,1%).

Abbiamo commentato questi dati con Riccardo Bruno, vicesegretario nazionale del Partito Repubblicano.

Ascolta l’intervista