Il liberalismo e Putin

Parafrasando Ionesco (e non Woody Allen com’è opinione diffusa), il Liberalismo è morto, il diritto pure e anche l’Europa non si sente molto bene.
Nel corso dell’ultimo G20 Putin ha lanciato una bomba (questa volta solo ideologica) in un’intervista al Financial Times dicendo che

«l’ideologia liberale ha segnato il suo tempo, lasciando spazio al populismo nazionale sull’onda del risentimento pubblico per l’immigrazione, il multiculturalismo e i valori secolari a detrimento della religione»

Quindi Putin sostiene come il liberalismo abbia in qualche modo spianato la strada all’affermazione della globalizzazione, rimanendo una nicchia ideologica di una ristretta èlite autorappresentativa, non più in grado di esprimere e dare risposte ai fenomeni emergenti della società, in particolare al multiculturalismo che il fenomeno migratorio trascina con sé.
Ma come interpretare questa antitesi fra multiculturalismo e liberalismo?
Se interpretiamo il fenomeno della globalizzazione liberista come un risultato del liberalismo, è difficile dissentire dal fatto che l’utopia liberale non sembra aver prodotto i risultati sperati in termini di democrazia, progressismo, diritti civili e sociali. In questo senso quella di Putin appare come una semplice constatazione e lo stesso Viktor Orbán ha in altre occasioni parlato di “democrazia illiberale”. Ma Putin va oltre: avversando le élites politiche europee autoreferenziali, elogiando Trump e la sua politica delle frontiere, affermando il culto della personalità di un leader forte, dicendo che il liberalismo è in conflitto con gli interessi del popolo, criticando l’immigrazione incontrollata, sottolineando la distanza tra gli interessi delle élite e quelli della stragrande maggioranza delle persone.
Ma sono in crisi i valori propugnati dall’ideologia liberale, oppure la crisi è determinata proprio dalla mancata affermazione di tali valori? Come afferma Putin l’ideologia liberale ha “esaurito il suo scopo” oppure non è riuscita ancora ad affermarlo?
E se la democrazia liberale e progressista è in crisi quale ideologia che si possa definire tale si sta affermando?

Poniamoci allora alcune domande.
Riprendendo l’Enciclopedia Treccani il liberalismo può essere definito come “il movimento di pensiero e di azione politica che riconosce all’individuo un valore autonomo e tende a limitare l’azione statale in base a una costante distinzione di pubblico e di privato.”
All’origine del pensiero liberale c’è la lotta per la libertà religiosa, il principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri di de Montesquieu, la concezione del diritto naturale, l’individualismo economico, i principi delle dichiarazioni dei diritti americana e francese, le libertà di coscienza, di pensiero, di espressione, di associazione, di eguaglianza di fronte alla legge, ecc.
Davvero in assenza di questi principi è possibile costruire una società moderna ed evoluta in cui i cittadini possono esprimere se stessi?
In realtà nella storia soltanto il liberalismo non ha mai sostenuto una forma di governo totalitaristico, al contrario del comunismo, o del nazifascismo, ma sulla base dei suoi valori è stato possibile costruire percorsi di sviluppo e di benessere sociale, culturale ed economico, con un bagaglio di libertà di espressione degli individui rispetto ai quali lo Stato deve porsi come difensore del libero sviluppo. È lo Stato che deve farsi garante di tale libertà.
Proprio la difesa delle diverse forme di libertà rappresenta il fondamento giuridico della costruzione dell’Europa unita che per decenni ha consentito ricchezza, sviluppo, cultura, prosperità, pace.
Tuttavia in una dimensione globalizzata qualcosa non ha funzionato ed è accaduto che questa difesa estrema della libertà si sia tradotta nella sua degenerazione, nell’assenza diffusa di regole del mercato che ha preso il sopravvento, trasformandosi in un arbitrio diffuso che ha dato vita ad un caos fuori controllo.
Se il liberalismo fallisce dove trovare allora delle risposte?
Forse è necessario un ripensamento da parte di chi crede nel liberalismo, è necessario uscire dall’atteggiamento di autocompiacimento della propria integrità morale ed etica, è necessario sporcarsi un po’ le mani scendendo in campo con la realtà che ha preso un’altra direzione. E soprattutto è necessario rinnovarsi e diventare più moderni per stare al passo con i tempi.
Ma ciò che sicuramente non dev’essere fatto è cedere all’errore che la rinuncia ai diritti e alla libertà stessa possa rappresentare una risposta valida e credere che forme nuove di autoritarismo possano rappresentare una soluzione, perché questo non segnerebbe soltanto la sconfitta del liberalismo, ma forse la sconfitta della storia.

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