Ricchi più ricchi. E poveri più poveri

Quando Giuseppe Mazzini criticava Adam Smith, aveva ben presente il mondo greco. Se la storia economica è movimento dialettico, quella era la prima fase. La cultura greca ha ancora il senso della misura, ‘metron’. Per i pitagorici il numero è l’elemento costitutivo della realtà fisica, cioè l’ ‘arché’ del reale in tutte le sue determinazioni ma soprattutto quelle sociali e politiche. Cioè dovevano avere una giusta misura non solo le statue, pensiamo al ruolo della sezione aurea per i criteri della bellezza, ma anche le istituzioni e i rapporti sociali. Il nemico è la crematistica, vale a dire la ricerca dell’arricchimento senza limiti, senza misura, dove al bisogno si sostituisce il desiderio, che è qualcosa che non arriva mai a sazietà.

Il secondo momento dialettico avviene tra il XV e il XVI secolo, l’autoposizione del capitalismo, la fase astratta, quando cioè si rimuove programmaticamente ogni residuo comunitario (le terre comuni, le associazioni comunitarie, il pensiero della comunità). La logica della illimitatezza diventa la sola possibile disgregando l’idea greca di metron. Ma in questa fase il capitalismo oppone a sé una classe il cui compito, ancora, è quello di abbatterlo, il Proletariato. Cioè è ancora possibile un ‘pensare altrimenti’ storicamente incarnatosi in una ideologia alternativa al Capitalismo.

«I sogni si realizzano sempre. Cerca solo di essere presente quando ciò accade» (cit.)

Ma nel 1968 e ancora più evidente nel 1989 con la caduta del muro di Berlino entriamo nella terza fase, in cui questa ideologia alternativa viene di fatto meno, e in cui si entra nella fase del Capitalismo assoluto, totalitario perché ha ormai sussunto sotto di sé ogni ambito non solo della produzione ma anche delle nostre vite. Così torna d’attualità proprio Mazzini, che del socialismo aveva già evidenziato tutti i limiti quando si andava affermando. Perché il pensiero repubblicano, come ricordava Giorgio La Malfa proprio su L’Iniziativa Repubblicana appena la settimana scorsa, ha proprio questo tra le sue caratteristiche più peculiari. L’attenzione alla giustizia sociale, anche quando questa possa richiedere qualche “sacrificio dell’efficienza economica e qualche intrusione nella libertà individuale”.

Così quando si torna a parlare di disuguaglianza e di ridistribuzione del reddito (in Italia si è riavviato un dibattito anche a seguito della pubblicazione, qualche mese fa, di uno studio dell’Oxfam) ogni repubblicano dovrebbe sentirsi coinvolto. Ne abbiamo parlato con Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale del PRI.

Ascolta tutta l’intervista
Annunci