Chi cresce e chi no

La Spagna cresce del 2.4%. Noi siamo fermi. Le cose vanno bene anche in Irlanda e Portogallo. Lo spread italiano, gli interessi in più che paghiamo sul debito pubblico, rispetto al più basso, tedesco, viaggia al triplo del Portogallo e più del triplo della Spagna. Eppure siamo la seconda potenza industriale d’Europa e abbiamo un’economia ben più grande di questi altri tre.

Dovrebbe farci pensare perché Irlanda, Portogallo e Spagna l’austerità l’hanno fatta veramente, anche tagliando tanta spesa pubblica. L’Irlanda vide esplodere il proprio debito per soccorrere le banche in difficoltà, ma subito dopo rimise in asse lo scafo. Spagna e Portogallo arrivarono a livelli di deficit molto alto, ma chiesero aiuto, riportarono sotto controllo la spesa, tagliandola, e hanno poi ripreso la via della crescita. Nessuno di loro (nessuno mai, per la precisione) ha risolto tutti i propri problemi e ricadute sono sempre possibili, ma l’avere affrontato i problemi di petto e subito ha giovato.

In Italia s’è diffusa la convinzione di vivere e venire da anni e anni di austerità, ma l’abbiamo messa in atto solo fra la fine del 2011 e la metà del 2012, per giunta non tagliando la spesa, ma facendo salire le entrate. Le tasse. Il contrario di quel che serve a crescere. Non abbiamo mai visto scendere la spesa corrente, mentre la sola che abbiamo tagliato è stata quella per investimenti. Ovvero l’unica che sarebbe stato saggio proteggere. Per il resto viviamo e veniamo da anni di espansione monetaria, grazie a Bce. L’opposto dell’austerità. Il tutto senza mettere ordine o cambiare il mercato interno. Inerti e rancorosi.
Ci siamo fermati, mentre gli altri vanno avanti. Non solo ci ostiniamo a non volerne leggere la ragione, ma sembra si sia convinti che siano gli altri a sbagliare. O che sia colpa loro.

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