Una settimana tutta al femminile

Sovranismo, populismo, antieuropeismo, sono le parole che segnano la crisi d’immagine dell’Europa e della diffusa sfiducia nel significato stesso del processo di costruzione dell’Unione europea. Eppure, in questo clima di difficoltà che segna forse il punto di minimo del consenso dei cittadini verso le potenzialità espresse dall’Europa, qualcosa di nuovo e di imprevisto sta accadendo.
All’apice degli ultimi fatti di cronaca che si riallacciano ai temi roventi dell’immigrazione e del rinnovamento delle nomine ai vertici delle istituzioni dell’Ue, emergono tre nomi: Christine Lagarde, Ursula von der Leyen e Carola Rackete.
Cos’hanno in comune queste tre persone che stanno occupando le prime pagine dei giornali? Sono donne, dal curriculum impeccabile e dalla personalità di ferro.


Christine Lagarde, non è un’economista, è laureata in Giurisprudenza, e sarebbe la prima donna a diventare presidente della BCE, così come è stata la prima donna a essere nominata direttrice del Fondo Monetario Internazionale nel 2011.
La sua carriera politica inizia come ministro del commercio scelto dal presidente francese Jaques Chirac nel 2005, successivamente diventa ministro dell’Economia, con il presidente Nicolas Sarkozy, che sostiene la sua nomina a direttrice del FMI. Un mandato gestito nel periodo difficilissimo della grande recessione esplosa nel 2008 da cui, tuttora, l’Europa intera stenta a riprendersi complessivamente. Coinvolta in modo non determinante in un’indagine, la Lagarde, che pure ha preteso l’applicazione di misure rigide da parte dei paesi in crisi, ha sempre sostenuto la necessità di promuovere la crescita economica. Nel corso del suo mandato il FMI ha messo in discussione molte delle misure di austerità imposte durante la crisi. Lagarde non appartiene dunque alla categoria dei cosiddetti falchi e ci si aspettano da lei politiche di tipo espansivo alla BCE.

Ursula von der Leyen è invece stata la prima donna ministro della Difesa in Germania, dal 2013, e prima di allora, dal 2009, ministro del Lavoro e della Famiglia. Medico e di origini nobili, madre di sette figli, è una una donna che ha conciliato carriera politica e famiglia in modo forte ed energico. È considerata una fedelissima della cancelliera Merkel.
È una fervida sostenitrice di una visione federalista degli Stati Uniti d’Europa e questo fa ben sperare in un rilancio del processo federativo dell’Ue e del sogno spinelliano.
Critiche e apprezzamenti le sono state fatte rispetto alla sua creazione di un sistema di controllo di Internet contro la pedofilia on line, che correva però il rischio di trasformarsi in una forma di censura.

Carola Rackete


Di tutt’altro stampo, ma non meno ferrea, Carola Rackete, la capitana della SeaWatch3 che, sfidando la demagogia di Salvini e il conseguente blocco imposto dal Ministero degli Interni, è entrata nelle acque territoriali italiane.
Anche lei di origine benestante, ha studiato in scuole di eccellenza, parla cinque lingue, è dotata di un forte senso etico e altruistico che l’ha spinta a farsi portatrice della tutela di immigrati in difficoltà.

Tre donne molto diverse tra loro dunque, accomunate dall’appartenenza sociale di buon livello, espressione di un’alta borghesia che ha consentito loro la costruzione di un background formativo e culturale di eccellenza, trovando riscontro in attività di rilevanza prioritaria, ma che esprimono tutte l’idea della costruzione di un’Europa forte, sebbene con modalità differenti.
Ciò che colpisce è che sono tutt’e tre donne profondamente europee ed è la loro appartenenza alla cultura europea che rappresenta la chiave di lettura con cui può essere interpretato il loro ruolo in questa complessa fase storica dell’Unione.
Che sia proprio questa la risposta alla crisi dell’Ue? Trovare risposte in una nuova classe dirigente moderna e preparata e soprattutto portatrice di novità in quanto tutta declinata al femminile.

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