Non è stata una vittoria

Eccola qui la “vittoria” del governo italiano nei confronti della Commissione europea in merito alla possibile procedura di infrazione per debito eccessivo, dettata da un consiglio dei ministri di un paio di giorni fa che ha partorito (assenti i due vice premier) un assestamento dei conti pubblici per 6,1 miliardi, grazie alle maggiori entrate, e un decreto legge di “congelamento” delle minori spese per il welfare.

Di cosa si tratta? Il decreto legge richiama esattamente due commi della legge di bilancio 2019 (evidenziati in giallo) che prevedevano l’utilizzo dei “fondi” per Reddito di cittadinanza e Quota 100, le cui risorse non utilizzate per riduzione della platea interessata, saranno destinate al contenimento del deficit pubblico per un importo di “almeno” 1,5 miliardi.

Vorrei ricordare che la Commissione europea già a seguito del Def 2018 corretto dal nuovo governo italiano aveva fatto notare qualcosina, ma il governo italiano ha sentenziato che Reddito di cittadinanza e Quota 100 erano nel contratto di governo misure imprescindibili, poi ancora nel Def 2019 si è insistito, mettendo a rischio i conti, la Commissione ha poi fatto notare che l’impegno era eccessivo, scontri verbali di presunta superiorità nelle decisioni italiane come se il nostro Paese non fosse membro dell’unione europea e dell’euro sistema. Oggi i nodi sono al pettine. L’Italia e i cittadini italiani potevano risparmiarsi perdite di credibilità sui mercati e danni ai risparmi, causa lo spread, e potevano evitare l’indebitamento (per quota interessi) sui titoli extra.

Gli unici che possono dire qualcosa sono coloro che hanno impedito la procedura di infrazione, ovvero il Ministro dell’economia, i tecnici del Mef, la presidenza del consiglio e la presidenza della Repubblica. Per buona pace dei due “vice”.

Leggi la comunicazione con cui la Commissione europea ha deciso di non proporre la procedura contro l’Italia

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