Nomine Ue, l’Italia ha predicato male e raccolto poco

Il premier Giuseppe Conte

Il governo italiano ha predicato male e raccolto poco. Al momento il consiglio europeo non ha fatto altro che porre il nostro governo sulla stessa linea dei governi del gruppo cosiddetto di Visegrad non per meschina sorte o predominio germanico, ma per una manifestazione di non competenza e interessamento nella gestione della politica europea. Le azioni poste in essere e l’assenza nelle riunioni dei consigli dei ministri europei, soprattutto degli affari interni, nonché il pessimo risultato ottenuto alle elezioni europee dai due partiti di maggioranza per il rinnovo del parlamento europeo, hanno condizionato il peso e, quindi, la capacità del nostro governo non solo di incidere con proposte alternative credibili ma anche di direzionare le scelte dei capi di stato e di governo del consiglio in merito alle nomine ai vertici delle istituzioni europee. L’Italia quindi perde ad oggi almeno due posizioni apicali, quelle della Banca Centrale europea (con Mario Draghi), unica istituzione federale, dell’Alto rappresentante degli affari esteri e della politica di sicurezza (con Federica Mogherini), ruolo nevralgico perché automaticamente anche vice presidente della Commissione europea. Inoltre si appresta, questa attuale maggioranza di governo italiano, ad essere battuta anche nella definizione del candidato alla presidenza del parlamento europeo, perché l’unica candidatura italiana è venuta dal gruppo dei Socialisti e democratici che ha candidato David Sassoli eletto in Italia nelle file del PD.

Il Consiglio europeo ha designato alla carica di Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, popolare, delfina della cancelliera Merkel (nel governo della Repubblica tedesca è ministra della difesa). Il presidente del consiglio italiano Conte ha continuato a ribadire ancora ieri, durante la conferenza stampa, anche in tema di Fiscal compact che “finisce l’epoca della stabilità (rectius l’epoca tedesca, ndr) inizia l’epoca della crescita, non che la stabilità però non sia importante!”. Ma non è andata esattamente così visto che la Ursula è tedesca! Ma a parte ciò sono due gli aspetti che vanno considerati: il primo è legato alla mancata designazione della candidata anche gradita al governo italiano la bulgara Kristalina Georgieva, attuale direttrice generale della Banca mondiale che fino a poco prima era data in pole, il secondo è quello legato proprio alla von der Leynen poiché convinta del ruolo che la sicurezza, non solo, tedesca debba essere nell’Unione europea e nella Nato con i Paesi UE che devono essere attenti alle “avanzate” russe, sostenendo un asse, con una cooperazione rafforzata, con la Francia, per un esercito comune europeo.

Il Trattato di Lisbona prevede che il Presidente della Commissione europea venga eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono, sulla base della proposta del Consiglio europeo avanzata a maggioranza qualificata “rafforzata”, ma tenendo conto delle elezioni del Parlamento europeo. Dal 2014 con il sistema “Spitzenkandidat”, cioè l’indicazione già in campagna elettorale del candidato alla presidenza della Commissione da parte dei partiti presenti, l’ideale candidato sarebbe stato quello del partito con più voti, ma – causa la frammentazione del voto – l’allargamento della maggioranza parlamentare uscita dalle urne ha necessitato un’attenzione alle diverse anime politiche.

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