Il Vaticano difende il segreto confessionale

Non è possibile violare il segreto professionale e per nessun motivo. Lo ha ribadito il Vaticano in un documento della Penitenzieria
Apostolica del 29 giugno ma diffuso solo agli inizi di luglio dopo il placet del Papa. Proposte in questo senso erano arrivate negli ultimi mesi da più parti, in Italia, ma anche in Australia, Cile, per la massima trasparenza in caso di abusi su minori. Un disegno di legge era stato presentato in California dal democratico Jerry Hill ed era stato vissuto dalla comunità cattolica come una “minaccia”. L’obiettivo però era quello di imporre ai sacerdoti la denuncia di abusi sessuali su minori alle forze dell’ordine.

Nella presentazione del documento, il cardinale Mauro Piacenza, intervistato da Vatican News, ha spiegato come proprio il Pontefice «abbia ricordato la natura sacrale del foro interno, “l’ambito intimo dei rapporti tra Dio e il fedele”, non sempre correttamente capito e custodito perfino dentro la comunità ecclesiale: il Papa, evidenzia, ha infatti raccomandato quanto il concetto di Foro interno vada preso “sul serio”, senza echi “all’esterno”, ribadendo l’assoluta inviolabilità del sigillo sacramentale, garanzia “indispensabile” del Sacramento della Riconciliazione.

«La Penitenzieria apostolica, spiega il porporato, ben conosce “l’inestimabile valore del segreto sacramentale, della riservatezza, dell’inviolabilità della coscienza”, concetti che “attualmente appaiono largamente incompresi o addirittura, in taluni casi, avversati”. La Nota, aggiunge, “prende le mosse” dalla constatazione che, nella società odierna “fortemente ‘mediatizzata’”, allo sviluppo tecnologico e all’implementazione dei mezzi di comunicazione non corrisponde un “analogo impegno per la ricerca della verità”, quanto piuttosto il “desiderio morboso di far circolare le notizie, vere o false che siano, amplificate o sminuite secondo gli interessi”».

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