Il dovere di che?

La vicenda che concerne la nave Sea watch ed il suo comandante presenta aspetti complessi e che occorre analizzare con una certa attenzione. Il ministro degli interni italiano al question time della Camera dei deputati oggi, si è per lo meno contraddetto quando ha asserito che nel giro di 24 ore i migranti sarebbero comunque sbarcati. Se è così è sbagliata la politica di voler chiudere i porti, che non possono essere chiusi, così come non si può rifiutare a naufraghi lo sbarco sulle nostre coste, per ragioni umanitarie e di diritto internazionale. Sotto il profilo del diritto internazionale un ex ministro dell’interno, il socialista Otto Schily ha però evidenziato che nemmeno si può consentire ad un privato di imporre una volta raccolti dei naufraghi in mare la loro accoglienza ad un paese riluttante. E questo è un aspetto molto delicato perchè qui il ministro dell’Interno italiano, potrebbe avere ragione quando sostiene una correlazione fra le navi Ong ed i migranti. Un centro studi specializzato sostiene che solo 1500 su 5000 profughi affrontano il mare con la presenza di una nave ong pronta a raccoglierli, tesi che però conferma e non smonta i sospetti del ministro Salvini. Anche in questo caso comunque il decreto sicurezza sarebbe sbagliato in quanto dovrebbe concentrarsi sulle navi Ong e non sui profughi. L ‘amico Fusignani che si è espresso in merito ha ragione nel dire che solo l’Europa è in grado di risolvere questo problema. In particolare, aggiungerei, occorrerebbe l’impiego di una guardia costiera europea al posto delle navi Ong che non sono affidabili istituzionalmente. Sotto questo profilo il nuovo presidente della Commissione Ue ha detto che intende aiutare l’Italia ed il ministro Salvini invece di vantarsi di aver pochi amici nelle stanze giuste della Ue, dovrebbe preoccuparsi di farsene qualcuno. Altra questione la sentenza della magistratura nei confronti del comandante della nave Sea watch. Il nostro partito non commenta le sentenze, ma certo una qualche preoccupazione può essere resa trasparente nel momento nel quale si ritiene lecito forzare un blocco militare, mettendo a rischio la vita dei nostri marinai e una certa perplessità nell’ascoltare che vi era il dovere di farlo. Il dovere di che? La comandante della Sea watch è appunto un privato cittadino che come ha ricordato il suo connazionale Schily dovrebbe sottostare alla legge non permettersi di contravvenirla.