Analisi di una sconfitta

Cari amici,
ci si risveglia oggi dopo questo risultato elettorale. È un risveglio né triste, né felice. Ed è infatti come il risveglio di un malato al quale hanno sbagliato finora colpevolmente le cure per inettitudine dei medici.
Ci si risveglia dopo aver finalmente diagnosticato il male che appare ora chiaro a tutti. Ne sono evidenti le cause, ma ancora il consulto dei medici non è concorde.
Da un lato ci sono i medici che hanno preso coscienza della gravità della malattia e hanno capito che soltanto una cura avanzata e moderna con i medicinali di ultima generazione potranno sicuramente far riacquistare la salute al malato.
Dall’altro lato, medici superficiali propongono cure antiquate e inefficaci e propongono di curare la grave malattia ancora con le sanguisughe e gli impacchi.
Tuttavia di fronte alla paura del male si cede spesso all’inganno di un santone improvvisato e all’illusione di un placebo, e la conoscenza e il progresso cedono facilmente il passo alla superstizione.
L’Europa e i paesi membri sono il malato che si trova di fronte a due percorsi discordanti.
È ormai stata data corretta interpretazione del fatto che l’Europa debba fare un salto di qualità nella sua struttura istituzionale e democratica. I paesi più evoluti hanno capito che la via da percorrere è quella delle riforme, della sostenibilità dello sviluppo, del progresso delle riforme e hanno offerto risposte elettorali adeguate all’esigenza di rinnovamento e modernità, che è tutta da costruire ma ne hanno posto le basi.
Ma sull’altro fronte, in risposta alle complesse problematiche di una società in forte evoluzione e cambiamento, si pretende di offrire ricette miracolistiche banali, semplicistiche, reazionarie, ingannando l’ignaro paziente che, spaventato dal suo stato di malessere, è offuscato nella sua lucidità e poveretto non è più in grado di discernere. Ahinoi l’Italia è in questo ultimo gruppo.
Soltanto la corretta informazione delle cure possibili consentirà di avviare i paesi verso la modernità. Bisogna però cominciare a gridarlo. Non resta che darsi da fare.