Ritorno a Gianfranco Miglio

Le possibilità che questo governo metta mano ad una riforma della Giustizia sono pari allo zero, la Lega non ha la sufficiente preparazione giuridica istituzionale, i 5 stelle pendono dalle labbra dei magistrati. Pensare che Salvini ancora pochi giorni fa ha detto di essere un ammiratore di Gianfranco Miglio che pure in materia aveva idee radicali. Ad un convegno dell’Associazione nazionale magistrati nel lontano 1988, Miglio scandalizzò tutti dicendo che i magistrati dovevano essere magistrati del re. Ma come, e la separazione dei poteri? E la democrazia liberale? Eccola la separazione dei poteri e la democrazia liberale, i magistrati, privi di qualsiasi controllo, autoreferenziali, trescano come più gli pare e con chi gli piace. Pensate che con la migliore riforma del Csm, o introducendo la separazione delle carriere, o anche solo ritardando il passaggio dalla magistratura alla candidatura in politica, si ovvi il problema? La malattia liberale è andata troppo in profondo, i tessuti sono scossi fin dalle fondamenta, non c’è alcun modo di varare una riforma efficace, è più facile che il professor Miglio esca dalla tomba. Alla base abbiamo un errore culturale, non aver compreso che la separazione dei poteri era la garanzia dell’aristocrazia e della monarchia di sopravvivere nell’era democratica, quella per cui il potere è appunto solo nelle mani del popolo, una sciagura per buona parte del pensiero liberale, da Montesquieu a Tocqueville. Per questi campioni del vecchio regime, il popolo che si governa da se, la democrazia pura, era una follia, quando non un crimine. La repubblica tiene salde le mani del governo sui magistrati, ma quando cade il governo, perchè nella vita repubblicana i governi si alternano, cadono anche i magistrati, tutto il potere viene riconsegnato nelle mani del popolo sovrano. Noi invece abbiamo ideato un sistema, per cui i governi si succedono, le classi politiche pure, i magistrati no, essi sono inamovibili e sulle loro carriere e competenze vigila solo il Csm. Ma nemmeno chi lo presiede il Csm ha autentici poteri di controllo, tanto che sono affidati alle cimici ed un presidente della Repubblica, Cossiga, voleva sguinzagliare i i servizi segreti per potersi fidare dei magistrati. E’ un sano principio democratico che i magistrati siano sottoposti solo alla legge, ma la legge non è eterna, è quella che commina il governo del popolo. I nostri giudici si sono presto convinti invece che la legge sia eterna e che loro interpretandola, sono ancora più eterni di quella e si permettono quello che vogliono. Allora intanto bisognerebbe salvaguardare il diritto del Parlamento reintroducendo l’articolo ’68 della Costituzione nella sua integrità, perchè è dalla modifica di quello che è nata l’idea che la Giustizia da ordinamento divenisse autentico potere dello Stato, comportandosi come tale. Poi bisogna prenderci la giusta calma per capire esattamente cosa sostenesse il professor Miglio che dei magistrati indipendenti non si fidava e a vedere quanto succede con qualche ragione.

Annunci